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Cimitero delle 366 Fosse

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Il Cimitero del Tredici del 1763 (ma comunemente noto come Cimitero delle 366 Fosse), fu commissionato da Ferdinando IV di Borbone all’architetto Ferdinando Fuga che realizzò un’opera degna di rilievo per l’introduzione di criteri di razionalizzazione delle sepolture del tutto coerente con lo spirito dell' "epoca dei lumi". Il nome di Cimitero dei Tredici è la scorretta italianizzazione del nome del comandante Lautrec prima deformato in Lotrecco, del Trecco e poi Trivece a capo dell’ esercito francese di Carlo V, che morì proprio a Napoli durante uno scontro nel 1528. Premesso che, all’epoca, in Europa, le classi elevate erano le sole a poter fruire in morte di sepolture individuali mentre le classi più modeste erano destinate a fosse comuni e che, per lo più, le inumazioni avvenivano nelle “terresante” di chiese ed ospedali, il Cimitero del Fuga, principalmente al servizio dell’Ospedale degli Incurabili, era articolato in forma di quadrato perimetrato da una muratura che sul lato di ingresso ospita i servizi (casa del guardiano, sala mortuaria, cappella). All’interno, il vasto cortile così delimitato è suddiviso in 366 ambienti ipogei disposti in 19 file per 19 righe, cui vanno aggiunte 6 fosse disposte all’interno dell’edificio dei servizi. Ciascuna fossa cui si accedeva dall’alto mediante un tombino, aveva una profondità di 7 metri e una pianta di 4,20 per 4,20 metri. La fossa centrale, non destinata a sepolture, raccoglie e convoglia le acque piovane. Ogni giorno veniva aperta una fossa diversa che a sera veniva poi richiusa e sigillata; così in un anno venivano aperte a turno tutte le fosse. La sistemazione della salma non era casuale: il numero della fossa corrispondeva al giorno del decesso. La sequela era fissata secondo un criterio logico: si partiva, il 1° di ogni anno dalla riga confinante col muro opposto all'ingresso, procedendo da sinistra a destra sino alla 19a fossa e da destra a sinistra nella riga successiva e così alternando, fino ad esaurimento. Le salme venivano letteralmente gettate nelle fosse fino al 1875, quando una baronessa inglese in viaggio di piacere a Napoli, perse in quel frangente una figlia di colera, e decise di donare al cimitero una macchina funebre (un argano con quattro piedi) che doveva servire ad adagiare delicatamente i morti nelle fosse. Ancor oggi i custodi appartengono alla stessa famiglia che ebbe in origine l'incarico.

Indirizzo:
Via Fontanelle al Trivio 50

Telefono: 081 7806933 - 3331606015