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Palazzi Liberty a Napoli

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Tra fine Ottocento e inizio Novecento, a Napoli come in molte altre città europee, si andò diffondendo un movimento che avrebbe caratterizzato le arti figurative e l'architettura dei primi 20-30 anni del XX secolo. Questo movimento, chiamato in Italia "Floreale", o "Liberty" (dal nome di una storica azienda londinese che produceva articoli di arredamento in stile floreale), aveva come caratteristiche di fondo l'asimmetria, il linearismo, l'utilizzo di materiali policromi, il naturalismo degli ornamenti (ispirato prevalentemente alle forme del mondo vegetale). A Napoli, è principalmente l'architettura a risentire di questa corrente artistica, e la sua diffusione si ha prevalentemente tra il 1900 e il 1920 nei quartieri di nuova urbanizzazione che si sviluppano verso le colline del Vomero e di Posillipo. Il Palazzo Mannajuolo è ubicato in via Filangieri e rappresenta uno dei più riusciti esempi di architettura liberty della città. L'edificio fu realizzato e progettato da Giulio Ulisse Arata con la collaborazione dell'ingegnere Giuseppe Mannajuolo (quest'ultimo proprietario del suolo edificato), utilizzando le più moderne tecniche di costruzione: il calcestruzzo armato. Il palazzo venne eretto tra il 1909 e il 1911. La composizione è impostata sulla parte centrale di matrice ellissoidale, caratterizzata dal gioco di pieni e vuoti e dalla presenza di grandi vetrate; nella parte centrale dell'edificio è alloggiata la scala principale ancora ellissoidale, in marmo a sbalzo e con balaustra in ferro battuto. Altri esempi di palazzi Liberty sono: Villa Spera in Via Tasso, Palazzo Avena in Piazza Fuga, oltre che piccoli gioielli come i negozi Gay Odin che conservano dopo molti anni le vetrine originali di legno intarsiato nell'omonimo stile, gli interni in stile liberty della stazione ferroviaria di Mergellina e del terminal della Cumana e della funicolare di Montesanto ricostruito nel 2008 con le antiche finiture liberty.