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Chiesa di Sant'Agostino degli Scalzi

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La chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi, rovinata dal terremoto del 1980 e nascosta in un vicolo poco distante dal Museo Nazionale nasce da un’edicola dedicata a Santa Maria degli Ulivi già presente in zona  nel XVI secolo, essa venne ampliata successivamente grazie all’intervento degli eremitani di Sant’Agostino e degli Agostiniani Scalzi nel 1592 che decisero di ampliare la prima chiesetta e farne la propria dimora. Il nuovo edificio venne eretto tra il 1604 e il 1630 da Giovan Giacomo di Conforto, mentre la consacrazione avvenne nel 1653. In seguito, nel corso dei secoli, la chiesa è stata restaurata più volte per rimediare ai danni dei terremoti. L’interno si presenta con pianta a croce latina ad unica navata, cappelle laterali e cupola, decorata con stucchi di Lorenzo Vaccaro (presenti anche nel transetto) e da un Concerto di angeli musici e cantanti, realizzato tra il 1693 e il 1698 da Bartolomeo Granucci e Nicola Mazzone. La vera meraviglia dell’edificio è il soffitto stuccato di Domenico Antonio Vaccaro, già pervaso della sensibilità settecentesca L’altare maggiore, realizzato da Arcangelo Guglielmelli e Bartolomeo Ghetti, è circondato da dipinti di Giacomo del Po, realizzati tra il 1693 e il 1695, e di Andrea d’Aste, eseguiti nel 1710 e raffiguranti la Nascita di Gesù e l’Adorazione dei Magi. Nell’antisagrestia è posto un dipinto di Domenico Antonio Vaccaro con San Guglielmo d’Aquitania in orazione, mentre in sagrestia troviamo una Madonna col Bambino, realizzata circa tra il 1640 e il 1645 da Massimo Stanzione. Oggi la chiesa è tornata quasi all’antico splendore (ci sono alcune parti che ancora devono essere restaurate). Nel 1954, Vittorio De Sica vi girò una scena de “L’oro di Napoli”: quella in cui Sophia Loren, fedifraga pizzaiola, si reca in chiesa a pregare.


 

Indirizzo: Via S. Agostino degli Scalzi, 6, 80136 Napoli
 
Telefono: 081 544 2070