"Violenza su Caravaggio" una ricerca di Luigi Grossi dal 27 gennaio al 24 febbraio 2016

Categoria: Eventi
Data pubblicazione
Ilaria Sabatino
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GLI ORIGINALI INTERVENTI DI GROSSI
SULLE ICONE DI CARAVAGGIO

inaugurazione 27 gennaio 2016 ore 18.00

Locanda del Cerriglio




Il richiamo più immediato è ai baffi della Gioconda. Un sacrilegio, fu definito allora. Ma poi scopri che – benché violentato – il Caravaggio di Luigi Grossi offre imprevedibili letture, perché muove da ben altri obiettivi. 
Intanto Caravaggio è sottratto al suo tempo e calato con forza nei nostri giorni. Che è come dire in una realtà traumatica, dove per sopravvivere non puoi che subirla. Perché in mancanza – a dispetto di ogni gloria – anche per il grande pittore non ci sarebbe spazio. E’ un assunto sconcertante, che tuttavia si offre a una serie di interventi su alcune opere (il Bacco e il Narciso, ad esempio), fra le più compiute di Caravaggio.
Siamo di fronte a vere e proprie modificazioni rispetto agli originali, che in apparenza – ma solo in apparenza – possono risultare immediate e gratuite, ma in effetti segnano il punto di approdo di un processo carico d’interrogativi irrisolti. 
Perché Grossi comincia a chiedersi con quali occhi Caravaggio guarderebbe oggi una star del cinema. E di quale smarrimento sarebbe vittima Narciso, nel non vedere riflessa la propria immagine. E ancora: perché il volto di chi sta profanando l’opera campeggia in primo piano? Insomma, i quesiti sono tanti, e quasi mai hanno una risposta. Ed è forse, proprio la diffusa ambiguità di questa rappresentazione a più facce, spesso in stridente contrasto fra loro, a tradurre il meglio della ricerca.
La quale punta a restituirci un Caravaggio familiare, legato ai gusti e agli interessi del nostro tempo, strappandolo al solenne isolamento dei musei. Ma come avviene questa violenza? E’ un processo creativo e tecnico al tempo stesso, per giunta piuttosto lungo. Si parte dalla foto del dipinto, che va stampata in notevoli dimensioni, per essere poi applicata su un piano di plexi. Ed è qui che si interviene, prima per sottrazione e poi per aggregazione. Si leva e si mette, cioè, in base a un progetto, che quasi mai alla fine risulta rispettato. 
In corso d’opera, per così dire, le varianti sono imprevedibili. Concluso l’intervento, c’è da rifotografare la nuova versione e poi stamparla. Esposta così, la procedura risulta quasi meccanica, e invece è aperta a una folla di dubbi e a frequenti rifacimenti. Per cui alla fine, da un lato le incertezze, e dall’altro la soggezione (e direi la suggestione) di Caravaggio finiscono per pesare non poco. 
Siamo dinanzi al lavoro di un dissacratore, più che mai al centro di giudizi contrastanti. Ma chi ha seguito il cammino pittorico di Luigi Grossi, non ha ragione di sorprendersi. Il filosofo Aldo Masullo, che ha dedicato più di qualche saggio alla sua pittura, non ha mancato di sottolineare le variazioni di contenuto e di linguaggio dell’artista, ad ogni nuova esperienza. Così ha felicemente scritto che Grossi “è affamato di vedere il non ancora visto”.
Nino D'antonio